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Thailandia, via il premier della prova del cuoco PDF Stampa E-mail
giovedì 11 settembre 2008


Alta Corte caccia Samak a causa delle sue trasmissioni tv di cucina

 

Samak Sundaravej (Reuters)
Samak Sundaravej (Reuters)
La politica non si fa con la citronella, il coriandolo e il curry, anche con il peperoncino bisogna essere cauti. Può andare per traverso, la politica. E ieri l’Alta Corte della Thailandia questo ha fatto, dichiarando che il primo ministro Samak Sundaravej deve dimettersi perché le sue trasmissioni televisive di cucina costituiscono una violazione della Costituzione. Un primo ministro non può preparare zuppe in tv, l'articolo 267 vieta attività retribuite quando si è in carica. Lui sì, invece. In carica da gennaio, il 73enne leader del People Power Party, ha continuato fino ad aprile ad andare in onda come faceva da governatore di Bangkok: mostrava i segreti della cucina thai, lui noto buongustaio, condendo le ricette con motti di spirito non meno acri delle generose manciate di spezie che gettava nel wok. Ha provato a difendersi: non prendevo un soldo, solo il rimborso della spesa. Niente. Si dimetta, si dimetta Samak, con tutti i suoi ministri. Anche la sentenza della Corte, come il cuoco Samak, ha voluto il suo pubblico. Diretta televisiva, una nazione in ascolto.

Dal 26 agosto l'opposizione piantona casa sua, le manifestazioni hanno attraversato tutto il Paese, bloccando aeroporti e strade. Ci sono tre procedimenti per corruzione pendenti. Probabilmente Samak aggirerà la sentenza della Corte, ripresentandosi in Parlamento col sostegno della coalizione di sei partiti guidata dal suo Ppp.La piazza gli contesta l'incapacità di governare e di essere una sorta di controfigura, anche più colorita dell'originale, dell'ex premier Thaksin Shinawatra, tycoon riparato all'estero dopo un incruento golpe militare nel 2006. Non è un novellino della politica, Samak. Ci sguazza da quarant'anni. Famiglia d'alto lignaggio, si è laureato all'università Thammasat di Bangkok, una specie di Harvard siamese da cui sono passati interi capitoli di storia, dall'ideologo dei Khmer rossi Nuon Chea fino agli studenti democratici che vi vennero massacrati dai militari nel 1976. Proprio ai generali che misero ferro e fuoco il campus era vicino Samak, e non è sfuggito che abbia stimato in «una vittima soltanto» il bilancio della strage di 32 anni fa, quando invece il conto ufficiale fu di 46 morti e quello reale molto maggiore, con centinaia di feriti e migliaia di arresti.

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La passione di Samak per i sapori decisi non distingue tra cucina e politica. A una giornalista troppo incalzante ha chiesto se avesse sulla coscienza sesso peccaminoso e recente. Davanti all’inviato Onu per la Birmania se l’è presa con il sostegno ad Aung San Suu Kyi, aggiungendo che se la signora non fosse esistita affatto sarebbe stato meglio per tutti. Alla popolazione che vede il costo della carne di maiale impennarsi ha risposto un po’ come Maria Antonietta, invitando a ripiegare su una bella zuppona a base di pollo. I suoi viaggi di Stato nei Paesi confinanti hanno offerto l’occasione per un altro show tv sul fare la spesa nei mercati alle 6 del mattino: papaya e gamberetti, tamarindo e cocco prima dei colloqui diplomatici. Un’impuntatura nazionalista per il tempio di Preah Vihear, gioiello cambogiano proprio sul confine con la Thailandia, ha rischiato di scatenare una guerra, e lui si faceva riprendere mentre serviva carne ai soldati. Un menu lungo così. La Corte costituzionale non l’ha mandato giù. Ha assaggiato e ha detto basta. Adesso Samak si ritirerà in cucina. Bisogna vedere con che cosa ne uscirà.

Marco Del Corona
10 settembre 2008(ultima modifica: 11 settembre 2008)

Fonte:  http://www.corriere.it/

 
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