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Tempio conteso la situazione degenera, pronti alla guerra? PDF Stampa E-mail
sabato 19 luglio 2008
Come sempre, come la storia insegna, quando due stati ipernazionalistici come Thailandia e Cambogia trovano da litigare si arriva presto alle "mani".
Spero si risolva tutto pacificamente, in questo momento di crisi la Thailandia non può certo permettersi di fare la guerra per un tempio indù già dichiarato in passato su confine Cambogiano.
Questa sembra più una mossa del potere per distogliere l'attenzione dai casini madornali di questo paese... Non rimane che aspettare e sperare :)
Io tifo per Peace And Love
Che se vanno d'accordo i Thai lasciano il Tempio ai Cambogiani, e loro sfruttano i proventi del turismo che tanto passa tutto per la Thailandia!
Quindi i Thai si tengono i soldi dei Turisti, i Cambogiani un cumulo di vecchie rovine e l'onore, e così viviamo tutti felici e contenti ;)

Vasco cantava:
si chiama orgoglio
quello che ti frega
corri e fottitene
dell'orgoglio
ne ha rovinati più lui
che il petrolio
ci fosse anche solo
una probabilità
giocala...giocala...giocala
giocala...giocala...giocala



Martino M. Rawai-Phuket


Articolo tratto dal sito: http://www.ilgiornale.it/

Le rovine di Preah Vihear, un tempio indù dell’undicesimo secolo inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, appartengono alla Cambogia secondo quanto già nel 1962 stabilì la Corte internazionale di Giustizia dell’Aia; ma esse si trovano a una distanza minima dal confine thailandese, e una parte del territorio adiacente è tuttora conteso tra i due Paesi. Come se non bastasse, l’accesso principale al tempio si trova in Thailandia.
Ce n’è stato abbastanza per suscitare, tra due Paesi in cui il nazionalismo trova sempre terreno fertile, una lite che ora rischia di degenerare. Alcuni giorni fa, infatti, tre manifestanti thailandesi avevano attraversato illegalmente la frontiera per rivendicare con una manifestazione simbolica il territorio su cui sorge il tempio ed erano stati arrestati dai cambogiani che avevano poi protestato con il governo di Bangkok. Questo aveva risposto inviando una quarantina di soldati oltre confine, definendo la provocazione «una semplice operazione volta a proteggere la nostra sovranità».
A quel punto la crisi ha preso una piega inquietante. La Cambogia ha inviato sul posto 800 soldati, e dall’altra parte ne sono arrivati 400 thailandesi. Il ministro degli Esteri cambogiano ha lamentato un «peggioramento della situazione» chiedendo che le truppe e i manifestanti nazionalisti thailandesi se ne andassero, ma senza ottenere ascolto. Fortunatamente, i capi dei due governi si sono resi conto che con simili metodi non si sarebbe arrivati a nulla di buono, e hanno concordato di incontrarsi per risolvere la questione pacificamente. Lunedì, dunque, due delegazioni comprendenti i rispettivi ministri della Difesa si incontreranno in Thailandia. Nel frattempo, però, le truppe dei due Paesi resteranno al confine per garantire le reciproche posizioni.
Dietro la crisi sembra esserci la convenienza del governo di Bangkok a suscitare una crisi esterna che abbia come effetto il sostegno dell’opinione pubblica al governo, in un momento in cui cresce in Thailandia il malcontento per la crisi economica e la coalizione di sei partiti al potere scricchiola.
 
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